11

Dal parrucchiere

Via Medina è l'attimo prima di uscire di casa.
Quello in cui pensi se hai preso le chiavi mentre fai sempre qualcosaltro.
E' il respiro profondo prima del porto.
L'angolo di una tela blu, una falda che tiri via a scoprire le mura ingrigite di polvere e pigrizia.
E' una curva larga o stretta a seconda delle giornate che ci devi far passare dentro.
E' l'odore del mare prima di vederlo, una lama dentro una nuvola pesante di smog.
E' il brulicare sui marciapiedi di occhi liquidi e diversi.
Occhi che ti scavano dentro tutti i posti che ancora non hai visto e - forse - mai vedrai.
Non mi piace quest' Italia, come questo signore, con le spalle al porto su questa staccionata di metallo.
E' l' Italia delle zitelle caduche, delle pettegole amare.
Avare. 

Delle ragazzine impazienti,degli uomini insipidi e vigliacchi.
Dei pellegrinaggi in Terra Santa e delle processioni sulle tombe di bambine uccise, dei libri scritti da chi non ne ha mai letti e dei risarcimenti, che pure la morte diventa bisinèss.
L' Italia dei grandi buchi di bilancio.
Dei buchi neri e delle stazioni spaziali abbandonate perchè mancano i soldi per stare lassù.
Che possiamo sempre evitare di guardare il cielo, ma non la crosta della terra, spaccarla e cercare acqua e petrolio.
L'Italia dei grossi vuoti. Dentro e attorno.
E i vuoti si sa, debbono riempirsi o si crepano.
E allora li riempi coi fatti degli altri perchè si finisce col dimenticare i propri. 
Incollare parole su parole fino a smarrire il proprio odore.
Perchè se il popolo mormora bisogna dar loro qualcosa in pasto. Come si fa con le fiere selvagge.
E gli diamo le dichiarazioni dei redditi di tutti, per colazione.
Così il panettiere sta attaccato al Giornale mentre guarda i redditi del barbiere.
Farà i conti, si pulirà l'invidia con la carta, si sporcherà i gomiti di farina e numeri e passerà la giornata.
Uomini trasportati dalla frustrazione comune, come gocciole sullo stesso pendio, diceva Manzoni.
Come se la Guardia di Finanza si trasformasse in un grosso centralino pubblico sul controllo anonimo delle vite degli altri.
Perchè chiedere normalmente lo scontrino no.
Guardare i redditi si.
Spiarli, piccarsi, marcire da dentro.

Un governo buono infilerebbe le dita nelle nostre ferite.
Perchè quelli che ti vogliono bene, gli amici veri, non ti chiedono mai di dimenticare, ma di raccontare.

Dal parrucchiere invece di Chi si leggeranno i modelli Isee.
Guardiamo il lato positivo.
Ora anche le bionde ossigenate parleranno di economia.

AAA Cercasi, Carmen Consoli

11 commenti:

Zdenek | 1 settembre 2011 21:24
  

  Non lo faranno. Le capere continueranno a parlare di Oceano, il figlio di. O della "chiattona" appena uscita dal negozio. 

 
La Scalza | 1 settembre 2011 21:27
  

  E' indifferente.
Un governo serio - ad una cosa del genere - manco dovrebbe pensarci.
Già ne abbiamo troppe, di capere. 

 
Zdenek | 1 settembre 2011 21:30
  

  C'aveva pensato pure il governo precedente, quello "serio".

Il dritto del paesello, con faccia da ebete, girava con il suo computer portatile per i tre bar, così, per farsi due risate. 

 
La Scalza | 1 settembre 2011 21:34
  

  Lo trovo veramente un abominio.

Che poi, ma veramente c'è qualcuno che crede che questo - ipoteticamente - funzionerebbe da deterrente?
Ma per chi?

Fa bene Berlusconi ad andare via.
Quando, però? 

 
il Russo | 1 settembre 2011 22:08
  

  L'unica certezza è che ci si farà due crasse risate a continuare a leggere di parrucchiere che campano con 14.000 euri all'anno e ristoratori con 16.000, mentre gli operai come il sottoscritto confronto a loro sembreranno i veri ricchi... 

 
La Scalza | 1 settembre 2011 22:15
  

  Russo, io col negozietto che c'avevo per pagare l'università fatturavo 75.000 euro l'anno.
Dichiarati tutti.
Quando andavo a fare l'Isee per l'università il tizio del Caf mi guardava e rideva:
"Signorì..voi siete ingenua (versione soft di scema, sinonimo di onesta) non dovete dichiarare così tanto, siete pazza, c'avete il fiscalista pazzo"
Il paese degli onesti. 

 
LAV | 1 settembre 2011 23:22
  

  Già. Il tizio del Caf. Altro che.
Comunque, fatturavi 75k€ puliti? O dovevi pagarci anche le spese? Scusami,non sono pratico ma sono curioso.
Qui da me i negozi aprono e chiudono dopo sei mesi, ruotando senza mai fermarsi. 

 
La Scalza | 1 settembre 2011 23:54
  

  Quello è uno dei Caf.
Un altro oltre a dirmi - testuali eh - ' uà e' ch' tien' a' succursal e' l'ipercoop?' Traduzione dal berbero: 'mamma mia cosa c'hai, la succursale dell'ipercoop?' voleva pure sapere se fossi sposata perchè non concepiva che una ragazzina tenesse tutto da sola.
Ma tralasciamo, che tra questi e i finanzieri potrei scrivere un libro di barzellette.

Che intendi per puliti?
Se sono al netto di tasse? O se sono al netto delle spese tipo affitti, fornitori, tassa dell'occupazione del suolo pubblico ( !!!! ) ?
Intendi aprire e chiudere cambiando solo l'intestazione? 

 
LAV | 2 settembre 2011 10:08
  

  No, carissima Scalza. Io non sono del ramo e, non sapendo di queste cose, intendevo se sono al netto delle spese (affitto, fornitori, bollette, suolo pubblico ecc) cioè delle spese fisse.

Credo che al fisco si presenti il totale depurato già dalle spese fisse, no?

Cioè, cazzo, DEVE essere così, se no viviamo davvero in un mondo di matti.

Io non intendo nulla, ahimè, essendo docente che dopo 25 anni di servizio continuativo, al lordo totale, si becca sì e no un 30k€ anno. Che al netto saranno un 18k€.

No, no... intendevo fare il caso di questi negozi (probabilmente aperti un po' alla garibaldina, senza prima pensarci troppo) che aprono e chiudono, proprio cambiando genere. La pasticceria che viene sostituita dalla cartoleria, che poi cambia in etnico tribal ecc ecc. 

 
La Scalza | 2 settembre 2011 11:03
  

  Nel mondo dei sogni.

Te la faccio semplice, così inquadri gli onesti in Italia.
Il negozio era una rosticceria/lab. di pasta fresca.
Ti tralascio i corsi fatti in regione, quelli in comune, le abilitazioni verso le asl, i vigili, i protocolli HACCP , le compilazioni di due registri uno per i corrispettivi (l'importo in cassa) l'altro per lo stato della merce nei frigo,l'iscrizione alla camera di commercio
(con il giornale della Conf. che ti dice le mirabili novità del mondo dell'impresa giovanile), i controlli mensili di finanza, ispettorato del lavoro, ufficio di igiene (capita quando non c'hai l'amico in Comune).
Con 75 mila euro usciti dal Modello Uni.co del fiscalista io a fine mese certe volte non ci arrivavo, ma la tassa universitaria era quella di fascia XV (l'ultima).
Perchè ogni bolletta dell'energia elettrica si aggirava sui duemila euro (più mille euro per l'attaccamento della 380 industriale,
ho aspettato un mese prima di averla).
Più l'affitto (senza contratto), più le rate sui macchinari (la macchina del kebab, la raviolatrice, la taglierina, il forno [..]), i contributi per la ragazza che lavorava con me (più i certificati per lei presso l'asl), i fornitori, la bolletta del telefono, la spesa [ tutto doppio, perchè dovevo farla sia al negozio che a casa e così pure le bollette], pagare il
fiscalista, il programmatore del registro di cassa (tu, essere normale non puoi toccarla. Mi sono beccata 300 euro di multa dalla finanza per L'ORA LEGALE DELLO SCONTRINO), rate dei lavori fatti nel negozio per metterlo a norma, tipo: il lavello del cesso non può avere la maniglia normale, deve essere col pedale, la cucina va intonacata di bianco e le mattonelle vanno messo fino all'altezza di un metro e cinquanta, più le rate per l'insegna e quella per i mobili, quelle per la vigilanza privata (tentativi di rapina a morire) fino a quella per i sanitari: un paio di guanti monouso per ogni cliente.
Il tutto stando aperta tutti i giorni festivi, senza ferie dato che la pasta fresca la vendi praticamente a Natale, Capodanno, Pasqua ad Agosto e se per caso ti viene la febbre di domenica ti fotti, perchè se non apri
la metà di quello che guadagni va a puttane.

Io non lo so se i negozi che conosci tu sono aperti alla garibaldina o no, posso dirti che questo è il magico mondo delle partite iva, di Equitalia, dell'Inps, dell'Inail, delle fatture che non ti rilasciano e che non puoi scaricare.
Questi sono i ricchi, sono il pescivendolo di fianco a me che non ha manco il registratore di cassa e non ha mai avuto un controllo, c'è la merceria di fronte che non ha mai avuto una serrata dall'ispettorato del lavoro pur avendo ragazzine manco maggiorenni a lavorare, c'è il tizio della strada appresso che per non pagare la tassa della pubblicità per l'insegna, l'ha montata al contrario.
Poi pensiamo alla casta. E alle pensioni.
Scusami se mi sono dilungata, ma è tipo una ferita aperta.
Per fortuna è finita, dico io. 

 
LAV | 3 settembre 2011 11:22
  

  Totale solidarietà. Mio padre era artigiano (carrozziere), una carrozzeria, la più antica della mia città, ancora aperta. Oggi la gestisce il figlio di suo cugino perchè mio padre (oggi in pensione) ad un certo punto si stufò di avere l'ulcera e di non riuscire a vivere, e passò sotto padrone, a 50 anni e passa, come saldatore in cantiere.
Ricordo che, quando divenne operaio, si riuscì a cambiare casa (sempre in affitto siamo stati), da una di 50mq (eravamo in 5) ad una magione di 120mq, in centro. E sì che gli operai a quel tempo (fine anni '70) non stavano male come oggi, ma nemmeno erano nababbi. 

 

Posta un commento