Nuovi spropositi
La nebbia brucia le linee incurvate delle ringhiere, si sfalda lungo le grottesche guglie di un paio di palazzi fascisti vicino al gracile campanile.
Nell'aria umida si mescolano polveri pesanti di fuochi spenti e granelli di terra smossa, una coperta grigia che scalda il sonno della città e leva il respiro a tutti gli altri.
E' buffo, una cosa che appena una notte prima ha appassionato coi suoi giochi di luce e rumore si trasforma in bocconi amari di tosse incatramata e dannosa.
Un pò come l'eccitazione e i buoni propositi raggrumati sopra il primo di gennaio.
Non ne ho mai mantenuto nessuno e ad un certo punto ho pensato che l'entusiasmo fosse meglio snocciolarlo, diluirlo nel latte, impastarlo dentro un giorno alla volta.
Gli uomini si appassionano sempre alle cose nuove.
Il nuovo anno, la nuova macchina, la nuova casa, il nuovo cappotto, le nuove scarpe.
Per poi tornare indietro scalzi a raggranellare tutto ciò che hanno dimenticato.
La spasmodica, viscerale pulsione al consumo come un'influenza natalizia, capodannesca.
Come se a natale qualcuno ricordasse di essere più della somma delle sue articolazioni mobili - Stay human -
con qualcosa di simile a sentimenti spessi e spalmabili sulle cose come veli di burro.
Non è una forma di anticonformismo spiccio o di radicalchicchismo.
Ha più a che fare con la giustizia, con la prospettiva con cui guardi il mondo che la vita non è una somma algebrica di azioni, un bilancio in cui conta se resti in attivo o passivo.
Che se ti chiami Don Verzè e hai messo su un buon ospedale allora se evadi le tasse, se corrompi, se truffi lo Stato allora non fa niente, non importa. Sei un granduomo lo stesso.
No, non lo sei, perchè gli uomini o sono grandi sempre o non sono grandi mai, perchè un grand'uomo lo vedi da come affronta le sue miserie, le sue debolezze, come riesce ad arginarle, a gestirle, a livellarle, non a come le sposta più lontano per non fartele vedere come un baro qualunque.
Ha più a che fare con la giustizia, con la prospettiva con cui guardi il mondo che la vita non è una somma algebrica di azioni, un bilancio in cui conta se resti in attivo o passivo.
Che se ti chiami Don Verzè e hai messo su un buon ospedale allora se evadi le tasse, se corrompi, se truffi lo Stato allora non fa niente, non importa. Sei un granduomo lo stesso.
No, non lo sei, perchè gli uomini o sono grandi sempre o non sono grandi mai, perchè un grand'uomo lo vedi da come affronta le sue miserie, le sue debolezze, come riesce ad arginarle, a gestirle, a livellarle, non a come le sposta più lontano per non fartele vedere come un baro qualunque.














