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Qui e lì

C'è un muschio di aule imbiancate di numeri e caffè all'ombra degli anelli di uno stadio.
Lì dentro ti insegnano a costruire e demolire. E a soqquadrarti un pò la vita.
Una termodinamica del pensiero che ti dilata gli orizzonti e ti scioglie le certezze.
Poi arrivano i ponti.
Il calcolo dei momenti giusti e lo scoprire che devi lasciargli un pò di spazio, al di qua e al di là, perchè pure i metalli dei ponti respirano e si contraggono, come le foreste e i cacciatori insonni. 
E prendono spazio per sè.
Niente è come ti aspetti.
Nè i ponti, nè le rivoluzioni.
Te le vendono imbustate, etichettate con le foto ricordo, indicizzate su google.
Qualcuno te le viene pure a portare, te le infila sotto l'uscio di casa, avvolte dentro la bandiera.
Magari con un fucile e una promessa.
Tutti i giornali con lo stesso titolo.
Tutti col cronometro ad aspettare questa caduta, questa presa attesa pure troppo.
Quando gli amici ti tradiscono è la fine della guerra.
Noi lo sappiamo bene, abbiamo una certa familiarità con gli amici, i tradimenti e le guerre.
Perchè per quanto la Russa si affanni a dire che le missioni sono civili e di pace, sparare addosso alla gente è guerra.
Punto e basta.
Poi dopo vengono gli aggettivi. Dopo.
Detesto questa mania di doverti addolcire i concetti, questa paura delle parole quando devi raccontarle al pubblico.
Quando devi darne conto.
Gheddafi era ed è sempre stato questo. 
Con le Amazzoni comprate a tanto al chilo, le tende da circo equestre e i capelli stinti.
Andava bene solo se sparava ai clandestini prima che prendessero il mare.
Misteri della realpolitik.
In Siria tutto procede con estrema lentezza, invece.
Come quando costruisci un grattacielo e devi fare la punta.
La devi fare mobile. Se la fai troppo rigida si spezza e ti cade addosso.
Tipo le bombe.
Il corno d'Africa, poi, nemmeno si nomina.
Lì non c'è qualcuno che la compra, la rivoluzione.
Lì non c'è la crisi da tamponare col petrolio, qualche manciata di pietre preziose.
Lì c'è solo la gente. E nessuno la considera mai un investimento.
Una nuova strada da battere.

A me piacciono i non luoghi, quelli dove la gente se ne frega di apparire diversa da come è in realtà.
Per strada, quando cammini, quando attraversi,  quando  ti soffermi
a guardare il semaforo, non pensi mai a come ti vede il signore di fianco.
Per un pò il fastidio di scansare figure che s'affannano a togliersi il nero dagli occhi si assopisce.
Per questo ho imparato a costruirle, le strade, perchè quando poi ci mettessi i piedi sopra potessi
non farci troppo caso.
E andare sempre avanti.

Aspettatevi lenzuolate di retorica sulla bellezza del popolo libico e libero.
Non dimenticatevi nè da dove viene la rivolta, nè tutte quelle che non hanno twitter per essere raccontate.


Facciamo la cortesia di vedere chi arriva dopo lì.
E chi arriva qui .



Sono amara, oggi.
Sono tornati . 
Battiato, Bandiera bianca.

2 commenti:

Zdenek | 22 agosto 2011 17:10
  

  ""Soqquadro" lo preferisci declinato o coniugato, statico o dinamico, reversibile o irreversibile? E la sua costante universale, per te, quale sarebbe?

Mi sa che ci provo anch'io con quella cosa qui di fianco. 

 
La Scalza | 22 agosto 2011 22:07
  

  complesso coniugato, d'equilibrio instabile, virtuale reversibile.
Di costante universale - g.
Ad attrazione del cielo.


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E passa un quarto d'ora in mezzo alle parole. 

 

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