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Dizionario dell'Italiano tipo

Guardo quello che leggo.
Guardo alle parole più che a quello che c'è dentro.
Dietro.
Diciamo che guardo accanto.
Guardo al filo con cui le sillabe scorrono.
Guardo come si rincorrono e si superano lungo la riga.
Come si spezzano prima del burrone di un punto.
Come si accasciano vicino ad una virgola,
come curvano sui semitoni d'armonica della punteggiatura.
E' un ritmo profondo, elementare, che racconta molto, forse troppo di una singola persona.
Scrivi raccattando parole che hai letto e raggrumando pensieri sparsi, una specie di rete a strascico che pesca scarpe bucate e conchiglie. Dai fondali.
Un museo che mostra da dove vieni e chi sei molto più del senso che cerchi di raccontare.
E' per questo che certa gente la riconosci dalle prime righe.
Dalle prime parole.
E così ti ritrovi i movimenti (alberghieri) 5 stelle che parlano di gente morta, di ripulire.
Come se bastasse una mano di intonaco bianco, un anticalcare qualunque,  grattare appena la superficie invece che ricostruire.
Da capo.
Dall'alto e dal basso.
L'importanza delle congiunzioni.
Perchè se la gente è morta è perchè gli son cadute addosso troppe macerie, così alte che quasi confondono il sole.
E quella e , quella congiunzione, sta a significare che le macerie nessuno ha provato a scrollarsele da dosso.
La (non) politica dell'ismo.
Quella del qualunquismo, del buonismo,  ismi attaccati a qualunque parola fastidiosa per renderla fastidiosa agli altri.
La retorica della non retorica.
E così se non ti scappa un vaffanculo o una parola volgare non sei sincero, non sei abbastanza verace.
Come se l'onestà passasse per un modo scortese. 
E non si accorgono mai che questa visione delle cose presuppone che la natura umana sia insitamente triviale e che l'educazione è solo una forzatura dell'esistenza.
E così se non chiudi un comizio con la barzelletta da ninfomane, la battuta sullo stupro, la sensibilità del frocio non sei divertente.
Come se divertente volesse dire offendere qualcuno, umiliarlo.
Come se far ridere volesse dire strappare i difetti dalle carni di qualcuno ed esporli per il pubblico ludibrio.
Come sfamare i leoni del Colosseo per far divertire tanto i patrizi quanto i plebei.
La differenza tra ridere e deridere.
E se per caso scrivi per bene, in modo garbato, se per caso ti permetti una gentilezza allora diventi buonista.
Come se la critica necessitasse dell'offesa sguaiata.
E invece sono nemiche mortali, la critica e l'offesa.
Quanto mi piacerebbe che s'alzasse qualcuno, in uno di questi comizi, dopo una di queste barzellette e dicesse semplicemente 'a me non fa ridere' e gelasse il pubblico intero, lasciandoselo alle spalle.
Zittisse il predicatore sul pulpito.
Quei sussulti di dignità che ti traboccano da dentro, d'istinto, quelli che segnano la differenza tra gli uomini e i leoni. 
Quelli per cui serve solo l'aria che ti gonfia i polmoni e la schiena curva.
Solo dalla fatica.

In fondo cosa aspettarsi da gente che ha demolito la scuola in favore del Cepu.
Che considera gli insegnanti un branco di comunisti, che considera un dizionario un insetticida efficace.
Dovevamo capirlo, in fondo, dal fatto che prendono le trote per delfini.






Norah Jones, Don't know why.

3 commenti:

il Russo | 10 settembre 2011 00:10
  

  Niente da aspettarsi o forse qualcosa di peggio del niente, che quantomeno sarebbe neutro... 

 
LAV / gigionaz | 10 settembre 2011 02:27
  

  Te, lo dici così. Con garbo. Ma è la cifra della nostra caduta quasi ventennale.
Io lo ricordo, quasi trent'anni fa, ai tempi delle prime puntate di Drive In, le avvisaglie timide. 

 
La Scalza | 11 settembre 2011 20:15
  

  @Il Russo: non so se è ancora il fondo. Aspettiamo l'epocale riforma della (in)giustizia.

@Gì: deve essere stato per forza un processo lento. Una trasformazione quasi statica. Chissà quanto ci vorrà per ritrovare la decenza. 

 

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