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Il lietofine

Notte spalmata sul piano del mondo.
Seguo la linea bianca della strada incatramata come fosse la riga d'inchiostro di un libro buono di cui cerchi il finale.
Mi piace la sensazione del vento che curva in picchiata rincalzando il cotone, pare che per un pò si porti via, indietro, pure la torre di sabbia dei brutti pensieri.
Il tempo di rimettere le suole per terra e addirizzare la schiena.
Cerco di respirare piano per abituarmi all'afa e alla corona di mal di testa che comincia a salire, come me, sopra le scale.
Uno non può star fuori un giorno che ti ricacciano addosso un secchio di banalità.
E ti sembra d'esser stata fuori un lustro se rivedi la camiciola sconcia di Calderoli, infilata alla meglio in una giacca nera,accanto al vestito della festa di Alemanno.
Senza forchette e cucchiai a scambiarsi pajata e polenta.
Quasi due persone normali, poi però parlano.
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Qui e lì

C'è un muschio di aule imbiancate di numeri e caffè all'ombra degli anelli di uno stadio.
Lì dentro ti insegnano a costruire e demolire. E a soqquadrarti un pò la vita.
Una termodinamica del pensiero che ti dilata gli orizzonti e ti scioglie le certezze.
Poi arrivano i ponti.
Il calcolo dei momenti giusti e lo scoprire che devi lasciargli un pò di spazio, al di qua e al di là, perchè pure i metalli dei ponti respirano e si contraggono, come le foreste e i cacciatori insonni. 
E prendono spazio per sè.
Niente è come ti aspetti.
Nè i ponti, nè le rivoluzioni.
Te le vendono imbustate, etichettate con le foto ricordo, indicizzate su google.
Qualcuno te le viene pure a portare, te le infila sotto l'uscio di casa, avvolte dentro la bandiera.