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Travolti da un insolito listino

Ho un balconcino di pietra bianca teso sopra la città.
Lo uso nelle notti d'estate ed in quelle di pioggia.
Quando non ho sonno o soffro l'afa.
O quando semplicemente voglio avere le stelle sopra la testa e il cotto aranciato sotto i piedi, rugoso, come una scorza sbucciata.
L'aria è impolverata e pesante in questo spicchio di mondo, tutto di sotto c'è un canneto di tetti imbardati di paraboliche come grossi conci bianchi, filari di lucine sparute senza ritmo e una scacchiera di strade su cui si muovono le ombre.
Da quassù mi ricordo che la prospettiva con cui guardo le cose è solo l'angolo lungo di una raggiera.
Allora provo a rovesciarmi i pensieri.
E più che pensare che siamo travolti da un insolito listino penso a chi non si appiglia per non lasciarsi trasportare in tutto questo miasma di Giovanne d'Arcore e collezionisti d'Ostia.
Trovarsi un tronco ruvido in mezzo al fiume.